Massimo Fagarazzi

Narratore Underground

Memorial – Recensioni dei lettori

Ho letto il libro. L’ho letto in tre giorni, e non sono uno che ha molto tempo. Ho trovato in Memorial una cosa già provata in musica. A me piace molto John Frusciante solista. Mi entra proprio dentro, è coinvolgente, tanto da dovermene staccare per non essere troppo dentro. Frusciante è strano, mette in difficoltà, un poco deprime. Memorial l’ho trovato bellissimo. Lascia poco spazio alla fiducia. Scritto benissimo. Molto interessante nei contenuti. Ho sentito un tentativo di vedere la luce nella terza parte: mi sarebbe piaciuto vederne di più, ma onestamente si sarebbe rovinato, mettendone di più. Un lavoro di tutto rispetto, ripeto, scritto benissimo. Inutile dire che si vede l’influenza di V.T. nei primi due capitoli, però giuro che lo stile di questo libro mi piace di più. Insomma, mi ha incuriosito e ora voglio leggere Alcol Supernova, voglio vedere il suo percorso di scrittore, il cambiare nel tempo. Si vede che scrivere significa molto per l’autore. Se finito di leggere Il tempo brucia le tappe avevo un’idea, ora è molto superiore.

Francesco


Il libro è bellissimo. Ne è la prova il fatto che mi ha catturata completamente nelle mie faticose ore di volo (io ho paura di volare). Mi ha fatto sorridere, ridere e anche emozionare.

Anna


Trovo che la ripetizione sia interessante proprio perché riporta costantemente il lettore al punto principale del libro. Trovo stimolanti i riferimenti storici e letterari. Mi è piaciuto particolarmente il fatto che è un romanzo che parla al tempo stesso di altri tre romanzi.

Sarah


Per me un buon libro è quello su cui si riflette anche dopo avere finito di leggerlo. Con Memorial è stato così. Ho avuto qualche difficoltà a trovarlo – alcuni tipi di libri vanno cercati e non si rivelano con facilità – per questo l’ho letto lentamente, per saggiare la consistenza di ogni parola. L’ho capito come un libro che racconta di un libro che ripercorre la composizione di altri libri. Libri letti, libri citati, amati, odiati, abbandonati, ritrovati in un gioco di scatole cinesi (e puliziesche) in cui il pensiero talvolta cade in un cupo abisso e altre volte va in loop. Il faticoso ma entusiasmante processo attraverso cui una realtà gretta diventa simbolica e si fa storia, la necessità di scrivere, il coraggio di seguire una vocazione che non si sa dove porterà, ma ovviamente non al sicuro, mentre gli zombi si fanno sempre più vicini e concreti. So già che lo rileggerò per coglierne altre sfumature.

Marta


Ho finito di leggere Memorial e mi è venuta voglia di scrivere qualche pensiero. All’inizio confesso che non è stato semplice partire, le prime pagine con le molte ripetizioni, anche se volute, sono andate via lente. Ma passo passo il testo con i diversi ragionamenti, se pur molti e articolati, è divenuto bello fluido e mi ha trasportato velocemente. Ho sentito che la storia poggiava i piedi sull’esperienza vissuta. Non so se sarà tutto autobiografico, ma è sicuramente un libro vero, e pertanto ti permette di immedesimarti. Le parti dedicate a ragionare sulla scrittura sono quelle in cui mi sono ritrovato di più per aver vissuto anch’io intensamente alcuni di questi momenti, come ad esempio il soffrire perché si ha urgenza di scrivere, voglia e necessità di farlo, ma non riuscire a buttare giù una riga o comunque una riga che ti piaccia, perché senti che hai qualcosa di grosso da buttar fuori, vuoi farlo nel modo giusto e allo stesso tempo sei intimorito dal cominciare il viaggio. In merito alla scrittura ho anche apprezzato alcuni passaggi/consigli, come ad esempio la breve parte dedicata a come si costruisce e si fa vivere un buon personaggio, con pochissimi dettagli estetici e più psicologia e azione. Che altro ancora? Mi ha fatto sorridere, e mi ci sono trovato naturalmente, il pensiero sugli scrittori locali da quindici minuti… Ho condiviso l’idea di sostituire almeno in parte l’editing con le letture assidue di libri per pulire il proprio stile, mi è piaciuta la figura di Berta che ho interpretato come quella parte di noi che ricerca la tranquillità di una vita comoda e serena, ma allo stesso tempo ci spaventa e temiamo ci blocchi e ci insacchi. Mi sono ritrovato anche nella Vicenza popolata di zombi. Ci sono tornato a vivere da ormai quattro anni e sto cercando di capire se mi sto lasciando divorare anch’io dall’apocalisse zombi o se sto riuscendo quantomeno a galleggiare, ricercando ogni giorno appigli (la scrittura è uno di questi). Infine mi è piaciuto molto l’attacco ai critici e alla loro consapevolezza e terrore che non esista nulla di inconfutabile in ciò che dicono. Ho pensato che secondo me ciò vale anche per la scrittura e per il modo che ha ognuno di noi di tirarla fuori e metterla nero su bianco. Tutti i sistemi possono essere validi in una certa misura e non credo ci siano verità assolute sul come scrivere una storia, ma piuttosto che vi siano persone con cui si debba avere la curiosità e l’umiltà di confrontarsi per crescere, da cui raccogliere punti di vista e consigli che ci arricchiscono e aiutano a esprimerci meglio.

Nicola


Ho finito Memorial. Un po’ tardi perché nel frattempo ho iniziato altre due robe, ma me lo sarei mangiato. E mi è pure dispiaciuto finirlo. Mi ci sono rivista, anche nella depressione, nella ricerca della noia. Oltre a questo ho avuto la fortuna di leggerlo nel momento giusto (sotto Natale avevo riletto La peste di Camus, sarò una strega che ve devo di’), un momento senza distrazioni, senza frenesia, con i sensi dilatati e aperti. Mi ci sono affezionata quasi da subito, anche a quelle ripetizioni che fanno tanto onestà d’intenti, che spingono su insomma io sono proprio così, o viva bene o ciao. Gran bel libro. Sono felice di averlo letto. Maurizio alias M. mi ha buttato via il cervello, l’ho riconosciuto subito, è proprio lui! Tra l’altro, geniale il nome. E il finale. Una parola sul finale perché io LO SAPEVO, lo sapevo che finiva con Berta; che stiamo tutti lì a costruire, creare, speculare, filosofare, esprimerci, produrre, imparare… ma poi, infine, si riduce tutto lì… al mistero più grande di tutti, alla grande, immensa contraddizione.

Barbara

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