Pulp, Different Class
Blur, Parklife
Oasis, (What’s the Story) Morning Glory?
Elastica, Elastica
Suede, Suede
Radiohead, The Bends
Kula Shaker, K
Verve, Urban Hymns
Placebo, Without You I’m Nothing
Supergrass, I Should Coco

Britpop, ovvero il tentativo di discografici e giornalisti di costringere band diverse in un unico genere musicale, da contrapporre allo strapotere del grunge. E la faccenda è andata bene. È così: il britpop è stata un’antologia di contraddizioni tenute insieme dal contesto culturale, dal contesto geografico (la perfida Albione) e dal contesto spocchioso, senza che i protagonisti si interessassero minimamente a un ideale comune. Menefreghismo artistico che ha generato milioni di vendite. Ciò che pare assurdo, è che i musicisti assumevano una posa indifferente in tutto e per tutto, come a dire: “Ci basta andare alle cinque al pub. Fottetevi.”

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A conti fatti il britpop si muoveva con autonomia anche se pescava a piene mani da fratelli maggiori come Smiths, Stone Roses e Primal Scream, senza dimenticare l’infinita schiera new wave. Se la sostanza musicale era inferiore agli illustri predecessori, di certo non lo era l’inclinazione degli animi; anzi, le band ostentavano irraggiungibili personalità irriverenti, sprezzanti e boriose. Sboccati e sbruffoni, i musicisti si aggiravano tra palchi e videoclip con facce da sberle e muso alto, a irridere sia i discografici sia il proprio pubblico, prendendo a spallate i passanti di Bitter Sweet Symphony, rasentando l’idiozia di Alright, arrampicando i muri di Pure Morning. È questo, quello che ha fatto grande il britpop, assieme a una considerevole manciata di hit perfette per un coro di sbronzi che dallo stadio si dirige al pub. La scazzottata è dietro l’angolo.

L’elenco dei migliori dieci album è ovvio e inevitabile, ci si trova davanti a splendidi numeri uno o poco meno, ma è quantomeno doveroso ricordare perlomeno i Gene di Olympian e i The Auteurs di New Wave.
Doloroso, infine, non includere la straordinaria produzione del Bristol Sound e di tutta la cultura elettronica e rave di quegli anni, ma se ne riparlerà di certo in un’altra occasione.

Il mio post-2