solitudine375

Di tutto il surreale contesto che stiamo vivendo, la faccenda più curiosa è questo tantrico mantra del “State a casa”. Il pensiero torna ai tempi del liceo, quando assieme ai professori si tentava di estrapolare il messaggio implicito di un testo. Ora, cosa c’è dietro questo “State a casa”? Di per sé non significa nulla; sarebbe scientificamente più corretto affermare “Evitate le interazioni con chiunque, anche con i vostri cari”, ma non è questo lo slogan scelto dai nostri governanti. Perché? Semplicemente perché con “State a casa” si sposta il focus del problema dai reali responsabili della pandemia direttamente su chi per qualsiasi motivo deve uscire, capro espiatorio di un contagio inarrestabile, signor Malaussène di un grande magazzino globalizzato. Il cittadino comune trova finalmente un colpevole ben caratterizzato, ovvero chi passeggia, chi prende una boccata d’aria, il runner, l’untore. Amministratori e governanti, indifferentemente se all’opposizione o al governo, ben consci di procedure che si ripercuotono dai tempi della peste, del colera o della Sars, come sempre si sgravano delle colpe e delle responsabilità che a loro competono; ci regalano inutili mascherine di carta – quasi fossero amuleti magici – ma guai a chi tocca trasporti, grande distribuzione organizzata, e-commerce e grandi industrie del nord; sono pronti ad ammansirci con terribili immagini di carri funebri in colonna ma non giustificano il sistematico indebolimento della sanità pubblica a favore di quella privata. Ecco allora lo “State a casa” e la demonizzazione di chi esce, colpevole, quanto prima era colpevole l’immigrato. Come sempre la soluzione è alimentare il clima d’odio e non viceversa rendere il cittadino informato, istruito e consapevole. Non possiamo lamentarci dell’ignoranza delle masse se questo è il modus operandi di chi ci governa da sempre. Eppure nei Promessi Sposi c’è scritto tutto, c’è il commiserato carro con i cadaveri delle persone colpite dalla peste, ci sono le beffe incredule verso chi avvisava del pericolo, c’è la necessità di trovare un paziente zero, c’è l’ira popolare verso l’untore, e invece qui nel 2020 stiamo ad abbaiare dalla finestra e da una bacheca di Facebook avvelenando il clima sociale, legittimando la soddisfazione di odiare (e di giudicare). E, anche qui, il gran burattinaio approfitta delle masse ignoranti mantenendo e anzi fomentando l’ignoranza. L’importante è celare la propria colpa negando al cittadini la libertà più grande, cioè quella di valutare le circostanze per agire con responsabilità.