Giorno del ricordo

Nel maggio del 1945 i nonni erano sfollati a Dignano d’Istria. La città era controllata dall’esercito di Tito. Irruppero in casa partigiani titini con il mitra e prelevarono mio nonno. Per alcune settimane non si seppe più nulla, poi, una notte, una mano bussò allo scuro della finestra. Una voce femminile, conosciuta: “Siora Fagarassi, so marìo el xe incarcerà proprio qui a Dignan.” Era così. Stava nel carcere sopra il municipio. Nonna riuscì a recuperare documenti comprovanti la buona reputazione del marito e supplicò il comandante titino di liberarlo; costui acconsentì ma la stessa notte del rilascio la solita mano tornò a bussare allo scuro: “Siora Fagarassi. La staga tenta. Stanotte i vien ciorlo e lo infòiba.” Nonno scappò attraverso i boschi fino alla casa di famiglia a Pola, dove stanziavano gli Alleati. Era già tutto segnato: il primo febbraio del 1947 l’intera famiglia sarebbe salpata in direzione Venezia a bordo della nave Toscana; pochi giorni dopo un migliaio di profughi giuliano-dalmati avrebbe trovato rifugio nel fatiscente campo profughi di Santa Maria Nova, dove la pioggia inumidiva i pagliericci.

L’Istria era una terra unica. Una regione multietnica e multilingue, di cultura storicamente italiana ma aperta a tutti gli orizzonti; non a caso Italo Svevo, che non viveva tanto distante, si era dato questo nome a testimonianza della sua multiculturalità. Fascismo prima e comunismo poi hanno martoriato quella regione con una delle più sanguinose tragedie della storia contemporanea, segnando un solco più profondo di un confine. Primo Levi ha scritto che chi dimentica il passato è condannato a riviverlo: ricordare è quindi un atto doloroso ma anche un dovere per il nostro futuro. 

Oggi 10 febbraio si commemorano migliaia di infoibati e centinaia di migliaia di esuli. Se mio nonno non fosse scappato dall’arresto che lo avrebbe condotto nel buio di una foiba, ora non sarei qui a ricordare e quindi a vivere.

p.s. 
Inutilmente, per anni, ho chiesto a nonna di chi fosse quella voce. Lei mi rispondeva ogni volta: “La xe ancora viva. La abita ancora a Dignan e non voio che ghe succede qualcosa.
Quel nome segreto l’ha portato con sé nella tomba.

(nella foto, nonno Bortolo il 4 settembre 1921)

Nonno 1921

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