È uscito “Chi decide cosa è male”

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Trenta mesi di scrittura, camminate, sopralluoghi, editing, riunioni, brainstorming, mail, telefonate, Skype, Whatsapp, crisi, imprecazioni, disegni, mappe, osterie e bicchieri di vino. Decine di chilometri su e giù per il Monte Summano, lungo sentieri e fuori dalla traccia.

Chi decide cosa è male non è solo un romanzo, è un momento di vita e una storia di amicizia.

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Massimo Fagarazzi
Giovanni Pepo Todescato
Paolo Costa
Alessia Reniero
Paolo Gonzo
Alice Gobbi
Alessandro Marsiletti

Booktrailer di Flavio Bogoni

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La prima presentazione del libro

CDCèM_copertinaCopertina di Bruno Dal Gallo

Se il Black Album dei Metallica fosse stato “Wherever I May Roam” dei Metallica

Dei primi anni dei Metallica, al di là dell’importanza storica e artistica, ciò che sorprende maggiormente è la totale assenza di asservimento alle regole del mercato, eppure il galattico successo di pubblico. Raro esempio di aspetto qualitativo a sconfiggere il lato speculativo. Già con … And Justice for All si avvertono alcune crepe, prima fra tutti la scelta del videoclip di One, ma è il successivo Metallica, ovvero Black Album, a sovvertire l’attitudine della band e a trasformarla in una temibile macchina da soldi. Di fatto l’uscita divise gli storici metallibashers: chi si unì all’immane ingresso di nuovi fan e chi gridò vendetta. I quasi trent’anni che ci separano dalla pubblicazione permettono un’analisi oggettiva di quello che è stato Metallica, sicuramente un album di grande qualità e spessore, superbamente prodotto, un suono devastante, l’album che più appartiene a Hetfield: la sua voce, la sua chitarra architettata come un’orchestra, il suo desiderio di comunicare i propri demoni interiori a quante più persone possibili. A fianco, prima del fidato Ulrich, stavolta c’è Jason Newsted, finalmente protagonista, finalmente innovativo, a dare la necessaria profondità musicale. Eppure permangono i rimpianti per le folgori sonore del passato perché i brani non sono tutti all’altezza: con i capolavori (Enter Sandman, My Friend of Misery) ci sono prodotti francamente orribili (Don’t Tread on Me e soprattutto Of Wolf and Man).

La storia dei Metallica è costellata da se: se Dave Mustaine non fosse uscito dalla band, se Cliff Burton non fosse morto, se Lars Ulrich fosse stato licenziato al termine del tour di Master of Puppets, se James Hetfield non avesse cambiato timbro vocale… ed è qui che diventa interessante proporre un gioco: e se il Black Album fosse stato simile ai suoi predecessori? Di certo non nella forma, la direzione della band ormai era quella, ma piuttosto nella composizione della scaletta, a imitare quelle precedenti: opening track aggressiva, title track stratificata, brano lento e poderoso, semi-ballad, altra opening track per il lato B, brano elettrico, brano strumentale (o semi-strumentale, in questo caso) e furibonda canzone di chiusura. Riguardo al titolo, Wherever I May Roam pare il più appropriato, anche considerando l’estenuante vita on the road che la band ha condotto dal 1983 al 1991. Difficilmente i Metallica avrebbero rinunciato alla famosissima Nothing Else Matters, ma questo è il gioco.

Qui c’è il link Spotify a una rinnovata scaletta dell’album, che corrisponde a quella pubblicata qui sotto

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  1. Enter Sandman
  2. Wherever I May Roam
  3. Sad But True
  4. The Unforgiven
  5. Holier Than Thou
  6. The God That Failed
  7. My Friend of Misery
  8. The Struggle Within

I dieci album più importanti della new wave

New wave, nuova onda, un termine semplice che racchiude una musica vasta e complessa, dal post punk al synth pop, dall’industrial al new romantic. Non a caso molti critici indicano questo genere come quello più importante dell’intera musica rock, o perlomeno il più ricco di qualità. Una tale miniera di ottimi dischi, affioranti da gallerie di generi a volte molto diversi fra loro, non è sintetizzabile in soli dieci album. Ogni esclusione griderebbe vendetta. Ecco che allora è necessario indicare soltanto i lavori più rappresentativi, i precursori, gli esempi, ben coscienti che gli Ultravox di John Foxx sono superiori a quelli di Midge Ure, che gli XTC sono colonne portanti, che i Tuxedo Moon per le loro sperimentazioni meriterebbero solo elogi. Su tutti, aleggia l’aura leggendaria del primo album dei Joy Division.

Gli illustri esclusi sono nomi granitici, a cominciare dal manifesto It’ll End in Tears dei This Mortal Coil e proseguendo con Echo & the Bunnymen, Virgin Prunes, Sisters of Mercy, Soft Cell, Siouxsie and the Banshees, Killing Joke… e la grande incognita: Depeche Mode, sì o no? 

Simple Minds, New Gold Dream
Bauhaus, In the Flat Field
P.I.L., Metal Box
Ultravox, Vienna
Gang of Four, Entertainment
Talking Heads, Remain in Light
Joy Division, Unknown Pleasure
The Sound, Jeopardy
The Cure, Pornography
Throbbing Gristle, 20 Jazz Funk Greats

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La prima recensione di Memorial

Oggi mi è arrivata la prima recensione di Memorial. Voglio riportarla così com’è, perché ha ravvivato una giornata piuttosto cupa.
Grazie Francesco.

“Ho letto il tuo libro. L’ho letto in tre giorni, e non sono uno che ha molto tempo. Ho trovato in Memorial una cosa già provata in musica. A me piace molto John Frusciante solista. Mi entra proprio dentro, è coinvolgente, tanto da dovermene staccare per non essere troppo dentro. Frusciante è strano, mette in difficoltà, un poco deprime. Memorial l’ho trovato bellissimo. Lascia poco spazio alla fiducia. Scritto benissimo. Molto interessante nei contenuti. Ho sentito un tentativo di vedere la luce nella terza parte: mi sarebbe piaciuto vederne di più, ma onestamente l’avresti rovinato, mettendone di più. Un lavoro di tutto rispetto, ripeto, scritto benissimo. Inutile dirti che si vede l’influenza di V.T. nei primi due capitoli, però ti giuro che il tuo stile mi piace di più. Insomma, mi hai incuriosito e ora voglio leggere Alcol Supernova, voglio vedere il tuo percorso di scrittore, il tuo cambiare nel tempo. Si vede che scrivere significa molto per te. Se finito di leggere Il tempo brucia le tappe avevo un’idea, ora è molto superiore.”

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