I dieci album più importanti della new wave

New wave, nuova onda, un termine semplice che racchiude una musica vasta e complessa, dal post punk al synth pop, dall’industrial al new romantic. Non a caso molti critici indicano questo genere come quello più importante dell’intera musica rock, o perlomeno il più ricco di qualità. Una tale miniera di ottimi dischi, affioranti da gallerie di generi a volte molto diversi fra loro, non è sintetizzabile in soli dieci album. Ogni esclusione griderebbe vendetta. Ecco che allora è necessario indicare soltanto i lavori più rappresentativi, i precursori, gli esempi, ben coscienti che gli Ultravox di John Foxx sono superiori a quelli di Midge Ure, che gli XTC sono colonne portanti, che i Tuxedo Moon per le loro sperimentazioni meriterebbero solo elogi. Su tutti, aleggia l’aura leggendaria del primo album dei Joy Division.

Gli illustri esclusi sono nomi granitici, a cominciare dal manifesto It’ll End in Tears dei This Mortal Coil e proseguendo con Echo & the Bunnymen, Virgin Prunes, Sisters of Mercy, Soft Cell, Siouxsie and the Banshees, Killing Joke… e la grande incognita: Depeche Mode, sì o no? 

Simple Minds, New Gold Dream
Bauhaus, In the Flat Field
P.I.L., Metal Box
Ultravox, Vienna
Gang of Four, Entertainment
Talking Heads, Remain in Light
Joy Division, Unknown Pleasure
The Sound, Jeopardy
The Cure, Pornography
Throbbing Gristle, 20 Jazz Funk Greats

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La prima recensione di Memorial

Oggi mi è arrivata la prima recensione di Memorial. Voglio riportarla così com’è, perché ha ravvivato una giornata piuttosto cupa.
Grazie Francesco.

“Ho letto il tuo libro. L’ho letto in tre giorni, e non sono uno che ha molto tempo. Ho trovato in Memorial una cosa già provata in musica. A me piace molto John Frusciante solista. Mi entra proprio dentro, è coinvolgente, tanto da dovermene staccare per non essere troppo dentro. Frusciante è strano, mette in difficoltà, un poco deprime. Memorial l’ho trovato bellissimo. Lascia poco spazio alla fiducia. Scritto benissimo. Molto interessante nei contenuti. Ho sentito un tentativo di vedere la luce nella terza parte: mi sarebbe piaciuto vederne di più, ma onestamente l’avresti rovinato, mettendone di più. Un lavoro di tutto rispetto, ripeto, scritto benissimo. Inutile dirti che si vede l’influenza di V.T. nei primi due capitoli, però ti giuro che il tuo stile mi piace di più. Insomma, mi hai incuriosito e ora voglio leggere Alcol Supernova, voglio vedere il tuo percorso di scrittore, il tuo cambiare nel tempo. Si vede che scrivere significa molto per te. Se finito di leggere Il tempo brucia le tappe avevo un’idea, ora è molto superiore.”

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