La presentazione di Memorial

Non era facile mettere in piedi una presentazione originale, cercando un posto inusuale e un’atmosfera cupa, con un monologo di quaranta minuti e una musica industrial di sottofondo per confondere le parole (inutili) di uno scrittore squattrinato. Io, Maurizio e Francesco ci abbiamo provato e la risposta è stata piena d’affetto.
MEMORIAL è un libro solipsistico ma è il frutto di riflessioni ispirate da Pepo, Ale e Paguz, poi cesellate in decine di stesure, quindi pubblicate da Gianfranco e Alberto, con la copertina di Bruno e la foto di Alessia. Insomma, un lavoro di squadra.
Ora MEMORIAL è tra le mani di tutti quelli che hanno partecipato alla presentazione di ieri, e in settimana sarà disponibile online e in libreria. Sono curioso di sapere cosa pensate di un libro così fuori dalle righe.
Un grazie a tutti, ancora e ancora.

“Sto qui. Sto qui seduto con un fucile in mano nella veranda di questa malga a 1700 metri d’altitudine, al freddo di novembre, quando le giornate sono corte, in faccia al tramonto e forse in faccia all’ultimo tramonto. Sto qui con Maurizio. Lui dorme. Maurizio è un tipo strano. Ha capelli corti, occhi diabolici ed è ricoperto di tatuaggi demoniaci. È un bravo ragazzo. Ha sempre sostenuto che le parole sono importanti, dice che l’ha sentito in un film ma non è possibile verificare se è vero, Maurizio e io non possiamo verificare se è vero, per vedere quel film avremmo bisogno di energia elettrica e qui l’energia elettrica manca. È comunque ovvio che le parole sono importanti, non c’è bisogno di un film per capirlo. Ora io e Maurizio siamo seduti nella veranda di questa malga, lui lo confermerebbe ma ora non può, sta dormendo, altrimenti in altro momento lo confermerebbe senza esitazione e direbbe le stesse cose che dico io, quindi non è poi così importante. Che sia sveglio, non che le parole non siano importanti. Ovvio. Un giorno un manager di una multinazionale per cui lavoravo mi ha detto che niente è ovvio. Si sbagliava. Parecchie cose sono ovvie. E importanti. Insomma non sono solo le parole a essere importanti. È ovvio, no? Quindi tutto torna. Lo direbbe anche Maurizio, se potesse dirlo, anzi scriverlo.”

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