Countdown to Extinction

Ognuno ha la propria verità ma ci sono verità obiettive, per quanto scomode. Quella all’ordine del giorno riguarda la protesta contro i cambiamenti climatici. Ebbene, il rapporto del 2018 dell’Ipcc, Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, afferma che entro il 2030 si dovrebbero ridurre le emissioni di anidride carbonica di almeno il 45% a livello globale, rispetto ai livelli del 2017, e azzerare l’uso del carbone per usi energetici entro il 2050. Obiettivi sempre più distanti dal momento che, senza una significativa riduzione delle emissioni a livello globale, si supererà la soglia degli 1,5 °C entro il 2040 e si toccheranno i 3 °C in più entro fine secolo. Per la comunità scientifica le conseguenze saranno esponenziali e imprevedibili, e proprio nell’imprevedibilità si nasconde l’inevitabilità di un futuro drammatico. Tradotto: non c’è più nulla da fare, la società civile sarà al collasso entro fine secolo, e per tentare di salvarla manifestano proprio coloro che al mondo non ci dovrebbero stare, considerato che il problema più grande, a detta della comunità scientifica stessa, è il sovrappopolamento. Con le Vans ai piedi e lo smartphone in mano pensiamo di sensibilizzare chi ha profitti miliardari in tasca e solo a quei profitti è sensibile, e nessuna manifestazione toglierà questi profitti dalla testa di chi non è sensibile all’ambientalismo, come non toglierà il desiderio di benessere senza compromessi dalla testa di chi, povero e ignorante, vive nell’emisfero sud del pianeta. Quanto a noi occidentali, alla sera guardiamo un film su Netflix e smanettiamo su internet (il download di un singolo GB costa DUECENTO litri d’acqua) e al mattino accendiamo la nostra bella automobile ibrida, convinti che da essa escano fiorellini. Nella mia misera vita di ambientalista sconfitto ho incontrato vicini di casa sicuri che le autostrade servono a ridurre l’emissione di CO2, che la Pedemontana snellisce il traffico, che la TAV eliminerà un milione di tir dalle strade, che le lampade cinesi favoriscono l’ambiente, che diecimila statunitensi in una base portano ricchezza e benessere. Ma dove vogliamo andare? Non ci sarà alcuna mobilitazione a salvarci, per fortuna. Io stesso sono il primo degli ipocriti: sono un talebano del riciclo, dell’ambientalismo e dell’ecologia, compro soprattutto roba usata, mi muovo per il 90% dei miei spostamenti in bicicletta, lavo la mia poca plastica prima di gettarla speranzoso nel cassonetto, centellino energia elettrica e acqua, ma se un domani qualcuno dovesse dirmi che per salvare il pianeta sarebbe necessario rinunciare al mio giradischi Technics quarzato e flottante e ai miei diffusori ESB assemblati a mano, risponderei senza indugi: “Fanculo, meglio morire.”
E quindi fanculo società civile, passerà qualche migliaio d’anni e il mondo saprà riprendersi, noi saremo solo dinosauri in qualche scavo archeologico del futuro.

71051085_10220262054811721_8254520727336648704_o

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...