Quanta noia, dopo una vita di festival, mega festival, concerti e concertini, nell’ascoltare l’ennesimo gruppo in versione live. Quanta noia nella band emergente, quante cose trite e ritrite, quanta apatia nel riflettere se andare a vedere i Tool per la quarta volta o se mischiarmi al sudore di una folla per scrutare i Cure da cento metri di distanza. Quanto tedio nel concerto di provincia, quanta commiserazione verso chi si agita su un palco, quanta ridicola vecchiaia nella rockstar ultra-cinquantenne.

15123275_1109243595855000_2213674211348831424_o-1600x1066

Nel riflettere sull’opportunità di sopportare un altro live, ecco che tra capo e collo piombano i dj-set, ma quelli veri. Selezione musicale originale e ricercata, carisma, ritmi e musiche miscelate con competenza, manipolazione dell’impianto alla pari di uno strumento classico. E quindi veri e propri concerti di chi la musica la compone con passione, di chi fa ballare migliaia di persone con ritmi elettronici, di chi scaraventa l’umanità nel vortice del multiverso.

Anche qui niente di nuovo, Chemical Bros e Prodigy esistono da venticinque anni, ma oramai siamo alla consacrazione definitiva: sullo stereo girano senza pausa tutti i gruppi più importanti della storia della musica ma sul palco c’è una persona sola, dio dei beat e degli effetti, messia digitale che rivela che la musica è una ruota che gira e che adesso, ora, A.D. 2020, il trono è della musica elettronica e del dj set for the masses.

Chi ha la vista lunga sa e saprà replicare tutto questo anche nell’underground, in una nuova stagione di micro live di provincia.