Un mio articolo su Vvox: Oscar a Malek-Mercury, il mito Queen è una farsa

Il Premio Oscar assegnato a Rami Malek ci dimostra che Hollywood è in pappa, e che gli spettatori si sono abituati a mangiare sbobba. Ecco di seguito il testo integrale dell’articolo:

In un Oscar al miglior attore che vedeva concorrere Christian Bale, Willem Dafoe, Sua Immensità Viggo Mortensen e Bradley Cooper, vince Rami Malek (in foto, ndr) per l’interpretazione più annacquata della storia del cinema. In definitiva sembrano bastare dentoni e baffi finti, costumi da carnevale e karaoke per surclassare chi è ingrassato in modo inumano, chi sprofonda nella pazzia, chi offre l’ennesima superlativa introspezione di un personaggio vero, e persino chi grande attore non lo è mai stato (Cooper) ma che stavolta compie un’impresa degna, e lo fa pure cantando. Malek va oltre la sfida, ovvero la nega del tutto: si piega a un ruolo rifiutato da molti (in primis da Sacha Baron Cohen a causa di contrasti con Brian May e Roger Taylor), rinuncia a voce e personalità, indossa per tutta la pellicola la stessa maschera falsamente stralunata che secondo qualche mentecatto sceneggiatore indossava anche Freddie Mercury, uno che in realtà con lo sguardo ti mangiava.

Ecco, Freddie Mercury, proprio Freddie Mercury, quel carismatico fautore di operette che rappresentava l’unico motivo d’interesse dei Queen, la band più sopravvalutata della storia della musica e una band che non ha inventato nulla, proprio nulla, che ci ha propinato cocktail di filastrocche peggio di un tormentone, da We Will Rock You a We Are the Champions, ovviamente riproposte alla cerimonia degli Oscar, una band pomposa e melodrammatica messa a tacere quando il punk e la new wave fecero a pezzi il mondo.

E già me lo vedo, il fan indignato che sussulta, il lettore che storce il naso, già me la vedo la mediocrità degli ascolti e l’ignoranza degli ascoltatori, già me li vedo questi spettatori di Carlo Conti che rivedono “Tale e quale” al cinema, in connubio con “Amici“, solo che stavolta la loro trasmissione preferita si intitola Bohemian Rhapsody e promette rock e scandalo (due uomini che si baciano, che follia!), gli stessi spettatori che hanno creduto nella poesia di una band venduta per i soldi, l’onta di suonare al Sun City del 1984 durante l’Apartheid per i soldi, continuare con ridicole esibizioni dopo la morte del proprio frontman per i soldi, con inascoltabili Greatest Hits per i soldi, purtroppo non defunta com’era auspicabile e di nuovo fra noi, nel 2019, per i soldi.

In questa farsa ormai chiunque, persino mia nonna, intona “Oh mamma mia let me go” giurando a tutti che si tratta di un capolavoro, un vero capolavoro, eppure la conoscenza della musica, per questi spettatori, procede poco oltre, e allora con quale competenza si inneggia al capolavoro se poco o nulla si conosce della musica, e peggio ancora la musica non la si è mai suonata (non che i musicisti siano persone da rispettare, anzi, sono i peggiori). Dunque il cerchio, il circolo, ma soprattutto il circo si chiude e siamo di nuovo agli Oscar, a Malek, ai Queen e al mio incubo notturno, come se me ne mancasse uno, e per consolarmi non posso far altro che rivolgermi a un vero capolavoro come la terza stagione di True Detective e sperare, con tutte le forze, che a nessun folle venga mai in mente di realizzare una serie dedicata a Il nome della rosa. Ah no…

Leggi l’articolo sulla pagina di Vvox

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