Olmopalooza Time 90

collage

Domenica 2 dicembre abbiamo celebrato Olmopalooza, il più grande minifestival indipendente degli anni Novanta. È stata una serata intensa vissuta assieme ad amici sinceri, legati alla scena musicale vicentina.

“Scena” significa “un gruppo di persone che si muovono compatte verso una direzione condivisa”, un fenomeno caratterizzato da un sentimento di appartenenza, dalla necessità (e dal piacere) di identificarsi con idee che si sentono affini, una prerogativa appartenente in maniera quasi esclusiva alla cultura giovanile, ai ventenni, forse perché la ricerca delle propria individualità passa anche dal comprendere quale ruolo si è chiamati a giocare nella società. In questo senso, allora, la scena è anche formativa.

È stato un periodo creativo e aggregativo, in cui centinaia di giovani hanno vissuto una serie di eventi musicali costantemente collegati fra loro. I musicisti non erano soltanto musicisti, ma anche spettatori, finanziatori e talvolta organizzatori. C’era coraggio, voglia di fare, c’era il senso collettivo di una direzione che teneva assieme diverse iniziative. C’era l’orgoglio di appartenere a una minoranza.

Poco importa se la scena era fatta anche di litigi, rotture e invidie: questo aspetto era parte di un rito di iniziazione tribale verso l’età adulta.

Ci hanno chiamati Generazione X, una generazione senza ideali che non sapeva cosa voleva, ma in verità siamo stati il colpo di coda di un’onda che è partita negli anni Sessanta con i movimenti di protesta giovanili, la ricerca di un mondo diverso, più umano e rispettoso dell’ambiente. Ideali che sono stati sconfitti all’inizio degli anni 2000 durante eventi come il G8 di Genova.

Mi è stato chiesto cosa ha significato per me l’Olmopalooza. Ebbene, tutto questo, l’Olmopalooza, la mia giovinezza, il fare musica assieme ai miei amici, mi ha insegnato che non è mai facile essere un dissidente. Non è mai facile lottare contro l’ipocrisia del benessere. Ho imparato che posso pensare, dubitare e obiettare, ma soprattutto ho imparato che se voglio combattere per un ideale che ritengo giusto, nella mia lotta non sarò mai solo.

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