Old-school revenge

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Ieri sera eravamo tantissimi, più di duecento persone, a celebrare quelli che sono stati i nostri vent’anni, quelli che sono i vent’anni di tutti.
Non esiste passato, non esiste futuro, è tutto qui, ora.

“Ci hanno chiamato Generazione X, una generazione che non sapeva cosa volere. Ma in questa città ipocrita e moralista, abitata solo da due tipi di persone, gli affaristi e le loro vittime, dove tutto muore a parte il cemento, dove niente nasce se non centrocarceri commerciali, tribunali gotham-city e nuove basi americane, noi c’eravamo. Costruivamo palchi con quattro assi di legno e collegavamo microfoni ammaccati a gracchianti impianti voce. Scrivevamo canzoni e urlavamo la gioia dei vent’anni. Appartenevamo a una minoranza e ne eravamo consapevoli; per strada la gente ci evitava, ci sentivamo orgogliosamente diversi, superbamente antagonisti, anche se i risultati delle nostre battaglie erano spesso modesti. Avevamo la dignità di essere dei perdenti.
È sempre difficile capire cosa fare per opporsi a qualcosa, la voce dei dissidenti non è mai tollerata nella società moderna.”

È uscito “Il tempo brucia le tappe”

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Oggi esce ufficialmente Il tempo brucia le tappe.
Un lavoro collettivo, una lunghissima cavalcata che non avrebbe avuto senso di essere se non assieme a decine e decine di amici.

Devo necessariamente ringraziare chi mi è stato più vicino: lo stiloso fucktotum Giovanni Pepo Todescato, che mi ha supportato per mesi e mesi con la sua inesauribile euforia (assai difficile da contenere); il matacchione Pol Manero, autore della copertina e virtuoso esempio di astinenza alcolica; il cugino Francesco Battaglin, eroe dell’ultimo secondo che mi viene a salvare da una situazione disperata e riesce a impaginare l’intero libro in pochi giorni; i letterati Andrea Cocco,Stefano Urru e Giovanna Fracasso (che sopporta e che è sopportata) per l’editing e la precisione; il demoniaco archivista Marco Fog Magla per la raccolta di moltissimi demotape originali; la mia prima e gloriosa casa editrice Tragopano Edizioni per la consulenza; le decine e decine di crowdfunder che hanno investito il loro denaro in un progetto ambizioso.

Ma soprattutto ringrazio quei cento e più amici che ho intervistato questa primavera, con cui ho riso, ho pianto, mi sono ubriacato e ho ricordato un decennio di incredibile creatività. Una storia che DOVEVA essere raccontata.
La penna è stata la mia, ma la memoria di tutti.